La paura sotto l’albero di Natale.

I telegiornali delle festività natalizie del 2015 sono pieni di livore. Soprattutto quelli della tv commerciale. Nata per essere l’ottimismo fattosi etere, sono sembrati per un certo periodo megafono gioioso dell’ottimismo di altri governi, tesi al più genuino “consiglio per gli acquisti”, ma oggi appaiono piuttosto uno strumento dell’angoscia collettiva.

All’ottimismo “verso” del premier, ecco il pessimismo del “quando c’era lui, caro lei- 2-la vendetta”? Fatto sta che le notizie che incombono come pesi sullo stomaco sul faticoso chilo delle abbondanti libagioni festive in famiglia sono sembrate essere due enormi catastrofi: il clima e il terrorismo.

Le polveri sottili di Milano e Roma hanno accompagnato il panettone, più che lo spumante. Come se fosse colpa dell’alta pressione di questi giorni e non della bassa qualità politica di questi ultimi decenni.

Quanto alla minaccia di attentati terroristici è stato come lo zucchero a velo sul pandoro. Il sensazionalismo è riuscito a toccare il fondo e a raschiarlo incautamente: come è successo a quel giornalista del TG5 che all’ora di pranzo ha declamato, con enfasi sincopata, che si è scoperta una cellula terroristica che “preparava attentati da almeno cento morti”. Come se ci fosse una tabellina della morte, che preveda in anticipo l’entità dell’attentato, a seconda che si tratti di dieci, cento o mille morti.

Questi fanno paura, la fanno in casa, la fanno artigianale, la fanno industriale. Siamo al cortocircuito dell’informazione. Quando la comunicazione sembra impazzire come la maionese fatta male, ecco qualcuno che se la fa sotto dalla voglia di farci paura.

Come reagire? Facciamogli vedere che a noi scappa da ridere. Think boldly. images

La paura sotto l’albero di Natale.