Pubblicità italiana: siamo a più qualcosa o a qualcosa in più?

Secondo le stime, condivise da vari enti che si occupano della conta, la pubblicità italiana dovrebbe aver guadagnato un + 1,4% a fine 2015 e affrontare il 2016 con l’obiettivo di un +3 o 4%. Si tratta di una buona notizia?

Se consideriamo il perimetro complessivo, possiamo vedere come la crisi da un lato e le innovazioni tecnologiche dall’altro abbiano “ristretto” il mercato della comunicazione commerciale italiana ben oltre il 35%, rispetto al 2008.

Se, invece, guardiamo la tendenza, apparirebbe che la caduta libera sia – se non in arresto – almeno in frenata. Come si sa, di questi tempi, quando si parla di parametri economici la matematica diventa un’opinione, da agitare per creare suggestioni ottimistiche.
Vale per la politica, per la finanza, per l’economia globale, ovvio valga per la pubblicità: più che sulla realtà, si lavora sulla percezione della ripresa.

Noi, che siamo alquanto stanchi di proclami, di convegni e di previsioni, ci siamo posti una domanda. Che è questa: di fronte agli straordinari mutamenti, che la crisi e l’innovazione hanno imposto, dobbiamo fare di più o fare di meglio?

In tempi di crisi e di cambiamenti, la matematica diventa un'opinione.
In tempi di crisi e di cambiamenti, la matematica diventa un’opinione.
Diciamolo: per noi si uscirà dalla crisi quando la pubblicità italiana saprà fare molto, ma molto meglio di quello che ha fatto finora. Think boldly.

Pubblicità italiana: siamo a più qualcosa o a qualcosa in più?