Accendiamo speranza, coraggio e allegria.

Si chiude il decimo anno di crisi economica, mentre i segnali di ripresa economica sono ancora deboli e l’incertezza è il sentimento più diffuso.

Le ferite economiche del corpo sociale sono ancora aperte: l’indebitamento delle famiglie, la perdita di posti di lavoro, il taglio del welfare hanno provocato molti milioni di vittime. Molti settori economici ancora annaspano. La crisi dei consumi è tutt’ora in atto.

La fiducia stenta a risalire. Le prossime elezioni non contribuiranno alla stabilità, mentre montano nuove minacce dettate dal rancore sociale.

Il nostro motto, “think boldly” – pensa audace – ci ha accompagnato in questi anni durissimi, nei quali la comunicazione ha subito tali sconvolgimenti che oggi sembra passato un secolo e non un decennio dal 2008, anno della sconvolgente bolla speculativa, esplosa nella finanza prima per devastare poi l’economia reale.

Abbiamo affrontato la tempesta economica un passo dietro l’altro, stringendo i denti, guardando avanti, imparando a gestire i cambiamenti momento per momento. L’avvento dell’era digitale ha cambiato procedure, approcci e visione nella comunicazione. Ancora una volta è sembrato che i nuovi mezzi messi a disposizione dalla tecnologia potesse sostituire le idee. Non abbiamo ceduto al conformismo.Perché ragionamento, intuizione, innovazione e coraggio sono stati i nostri punti cardinali; la creatività la nostra bussola; la cultura professionale il nostro sestante.

Nonostante tutto, abbiamo continuato, con sagacia e determinazione a lavorare per il successo dei nostri clienti -le aziende, le istituzioni e le organizzazioni – e dei clienti dei nostri clienti: i consumatori, i cittadini, le persone.

Ai quali promettiamo di “pensare audacemente” anche il prossimo 2018. Buone feste a tutti voi, da ciascuno di noi.

Art director: Riccardo Bizziccari; copy writer: Marco Ferri.
Think boldly.

Accendiamo speranza, coraggio e allegria.

Pubblicità italiana: siamo a più qualcosa o a qualcosa in più?

Secondo le stime, condivise da vari enti che si occupano della conta, la pubblicità italiana dovrebbe aver guadagnato un + 1,4% a fine 2015 e affrontare il 2016 con l’obiettivo di un +3 o 4%. Si tratta di una buona notizia?

Se consideriamo il perimetro complessivo, possiamo vedere come la crisi da un lato e le innovazioni tecnologiche dall’altro abbiano “ristretto” il mercato della comunicazione commerciale italiana ben oltre il 35%, rispetto al 2008.

Se, invece, guardiamo la tendenza, apparirebbe che la caduta libera sia – se non in arresto – almeno in frenata. Come si sa, di questi tempi, quando si parla di parametri economici la matematica diventa un’opinione, da agitare per creare suggestioni ottimistiche.
Vale per la politica, per la finanza, per l’economia globale, ovvio valga per la pubblicità: più che sulla realtà, si lavora sulla percezione della ripresa.

Noi, che siamo alquanto stanchi di proclami, di convegni e di previsioni, ci siamo posti una domanda. Che è questa: di fronte agli straordinari mutamenti, che la crisi e l’innovazione hanno imposto, dobbiamo fare di più o fare di meglio?

In tempi di crisi e di cambiamenti, la matematica diventa un'opinione.
In tempi di crisi e di cambiamenti, la matematica diventa un’opinione.
Diciamolo: per noi si uscirà dalla crisi quando la pubblicità italiana saprà fare molto, ma molto meglio di quello che ha fatto finora. Think boldly.

Pubblicità italiana: siamo a più qualcosa o a qualcosa in più?