La qualità scadente della comunicazione politica.

Un copywriter italiano ha mostrato, e postato su Facebook -in una pagina intitolata “Un posto al copy”- la foto di un manifesto elettorale per le prossime elezioni comunali a Milano. Ha detto che la qualità dell’offerta politica era bassa. Personalmente, direi inconsistente. Il candidato in oggetto ebbe in passato un miglior approccio con la pubblicità, ma erano altri tempi e lui faceva un altro mestiere.

Tuttavia questo mi sembra un esempio “emblematico” del rapporto tra la politica e la comunicazione politica. Ed è per questo che la prendo in prestito.

Infatti, da qualche tempo a questa parte questo rapporto è degenerato nella più bieca stupidità. Le cose vanno così: il candidato commissiona una ricerca, chi gliela dà cambia il nome e qualche numero, che tanto è quella che vendono a tutti gli altri. Il candidato ha attorno un certo numero di “volpi del deserto” che gli danno consigli bolliti prima ancora di essere scodellati.

Risultato? Lo potete leggere da voi sul manifesto in questione, che pubblico per dimostrare quanta banalità stia per mobilitarsi.

Mentre devo precisare che non ho nulla di personale nei confronti del candidato in questione, devo far presente che un tempo i partiti avevano sensori sul territorio. Oggi hanno sondaggisti in sala riunioni. Un tempo un copywriter traduceva idee politiche in parole e concetti che cercavano la via della memorabilità. Oggi un copywriter al massimo cerca di dire che quello che dice il candidato potrebbe avere un senso. Nello specifico cosa si capisce dal manifesto? Una cosa sola: il candidato non è di sinistra. A che serve?

Ho usato paragoni temporali non tanto e non solo per dimostrare che più il tempo passa e peggio la politica si relaziona con la comunicazione in modo corretto. Ma soprattutto per dire che se non ci sono idee politiche, come diavolo fanno a venir fuori idee di comunicazione? Anche solo volendo fare semplicemente propaganda, come si farebbe a dire cose almeno sensate?

Non è difficile prevedere che la prossima tornata elettorale sarà un laboratorio antropologico, in cui l’inconsistenza dell’offerta politica giocherà a nascondino con la chiarezza della comunicazione politica. Think boldly.

La comunicazione politica in Italia è sempre più banale, confusa e scadente.
La comunicazione politica in Italia è sempre più banale, confusa e scadente.

La qualità scadente della comunicazione politica.

La comunicazione politica ai tempi di Barak Obama.

Ci sono occasioni in cui la politica riesce a smarcarsi dalla sua subalternità alla finanza e al commercio globali, ma anche dai lacci e laccioli con cui la comunicazione vorrebbe imbrigliarla. Ultimamente una di queste occasioni si è presentata in occasione del discorso su “lo stato dell’unione” di Barak Obama, l’ultimo visto che il suo secondo mandato alla Casa Bianca è al temine.

Obama ha criticato tutti quelli che hanno paura “dello straordinario cambiamento che viviamo”, quelli che ci invitano a “temere l’avvenire” e a “ripristinare dogmi di un passato glorioso e tranquillo”. Il presidente ha ricordato che al cambiamento non bisogna rispondere con “la paura” ma con “la fiducia in ciò che siamo e in ciò che difendiamo”.

Secondo Bernard Guetta, di France Inter, di cui Internazionale ha pubblicato la riflessione, a questa inutile nostalgia Obama ha opposto l’analisi del tempo presente, che offre nuove possibilità al genere umano anche se minaccia l’occupazione con l’automazione delle mansioni e permette “alle grandi imprese di trasferirsi dove più gli conviene, tradendo le proprie radici, concentrando i patrimoni al vertice della scala sociale e lasciando ai lavoratori salari più bassi”.

Dunque, nel suo ultimo discorso sullo stato dell’unione pronunciato martedì, una sorta di testamento politico, il presidente è apparso più vicino all’incarnazione più recente di una sinistra occidentale ovunque in crisi.

In definitiva, Obama ha ribaltato il paradigma che è sembrato paralizzare la sinistra in Europa: non è la sinistra, ma la destra che non è più in grado di capire la modernità, che si arrocca nei suoi timori corporativi. Un nuovo positivismo scientifico, una nuova idea progressista come chiave di volta per i partiti di centrosinistra europei, per svincolarli da quella subalternità all’ideologia neoliberista che li ha portati a perdere terreno, consensi, visione e ambizioni di governo.

L'ultimo discorso su "lo stato dell'unione" di Barak Obama.
L’ultimo discorso su “lo stato dell’unione” di Barak Obama.

In definitiva, Obama ci ricorda che saper comunicare non è la destrezza coi cui si utilizzano gli strumenti e le tecniche. Per comunicare con efficacia è necessario avere buone idee, una visione d’insieme e il coraggio di battersi per essa. Think boldly.

La comunicazione politica ai tempi di Barak Obama.

La comunicazione politica e la lezione francese.

L'uomo della sconfitta.
L’uomo della sconfitta.

Se uno parla con il linguaggio di un altro, vince quell’altro. Come è successo in Francia. Dopo i terribili fatti del 13 novembre scorso, Hollande ha parlato col linguaggio di Le Pen. Ieri ci sono state le elezioni e le ha vinte Le Pen.

Fin dai tempi della pubblicità comparativa, permessa negli Usa, ostacolata da noi, divenne evidente che se nella mia campagna do spazio a un concorrente, gli regalo una parte del mio spazio. In politica è lo stesso. Se per fermare l’ultra-destra xenofoba parlo il linguaggio della fermezza, della repressione,  dello stato d’assedio, del tricolore e dell’inno nazionale sto facendo una campagna che dà spazio alla destra. Che in Francia se lo è preso tutto.

La comunicazione è diventata molto, addirittura troppo importante. Quando diventa populismo è inarrestabile. Perché se la politica non la sa usare, è la comunicazione che usa la politica. Se la politica non è in grado di progettare nuovi modi per fermare il combinato disposta tra crisi economica e terrorismo islamico comunica intenzioni non fatti, dunque comunica debolezza e miopia. E vincono rabbia, odio e desiderio di vendetta. Vince chi cavalca gli istinti. Più sono bassi meglio è.

La lezione francese è cocente, ma preziosa per la politica italiana. Think boldly.

La comunicazione politica e la lezione francese.