Basta auguri.

Non è facile fare auguri sinceri. La possibilità che niente vada come avremmo voluto è altissima. Lo abbiamo visto negli anni scorsi, in cui ci siamo augurati, per esempio che la crisi passasse, e non è ancora successo; che il lavoro aumentasse, e non è ancora successo; che i consumi riprendessero, e non è ancora successo; che la comunicazione commerciale italiana migliorasse, e non è ancora successo.

Potremmo fare un lungo e, per certi versi deprimente elenco di cose cui gli auguri non hanno fatto né caldo né freddo. Tuttavia, non siamo pessimisti. Forse un poco nella ragione, ma certamente non nella volontà, come sosteneva Antonio Gramsci. E non perché ci trastulliamo nella speranza. Ma perché se è vero che quelli che stiamo affrontando sono momenti molto difficili, la risoluzione delle attuali contraddizioni prefigura i contorni di un percorso verso un futuro completamente diverso da come ci sarebbe piaciuto immaginarlo. E non è detto sia un male.

I cambiamenti sono tali e tanti da costringerci ad attrezzarci meglio, con più capacità di analisi e di consapevolezza. Il che è un bene. Perché questo faticoso periodo ci costringe ad alleggerirci di sicurezze, superstizioni, consuetudini, abitudini e vane certezze.

“Il mondo non è più quello di una volta”, fu un claim di una campagna pubblicitaria che accompagnò il trapasso dal 900 al 2000. Ormai inerpicati da un quindicina d’anni nel nuovo secolo, che è anche un nuovo millennio, eccoci alle prese con un mondo nuovo. A volte ci attira, a volte ci respinge. Ma noi siamo in cammino. E non abbiamo tempo di lamentarci.

Magari ogni tanto uno si incazza, ma è solo per esorcizzare la paura, solo per incoraggiarci ad andare oltre. Forza e coraggio. Think boldly.

Ci vogliono nuove idee-forza.
Ci vogliono nuove idee-forza.

Basta auguri.