La creatività deve essere petalosa.

Come è ormai noto, la maestra di Matteo, Margherita Aurora, da Copparo, in provincia di Ferrara ha inviato all’Accademia della Crusca un neologismo, un nuovo aggettivo inventato dal suo alunno della 3 C: petaloso.

La risposta dell’Accademia, con timbro e firma autografa ha fatto il giro del web, grazie al profilo Docenti senza frontiere su Facebook, per poi finire sulle pagine della Nuova Ferrara; essere poi ripresa da testate nazionali e di nuovo rimbalzare sui social network.

Come al solito, un certo presappochismo, tipico del web, quella stessa superficialità stigmatizzata da Umberto Eco, ha storpiato la notizia, facendo diventare il piccolo Matteo un secchione, banalizzando il significato della nuova parola, e prendendo in giro la maestra e la “deamicisiana” lettera della signora Tronca, che a nome della prestigiosa istituzione ha preso carta e penna e ha scritto alla maestra Aurora della scuola primaria “O.Marchesi” di Copparo.
Quello che preme sottolineare è un passaggio della lettera, il seguente:

“(….) La tua parola è bella e chiara, ma sai come fa una parola a entrare nel vocabolario? Una parola nuova non entra nel vocabolario quando qualcuno la inventa, anche se è una parola “bella” e utile. Perché entri nel vocabolario, infatti, bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e tante persona la capiscano (……). A quel punto chi compila i dizionari inserirà la nuova parola tra le altre e ne spiegherà il significato”.

Invece che fare gli spocchiosi con il nuovo aggettivo “petaloso” bisognerebbe riflettere su una bella verità, descritta con semplicità e precisione: una nuova idea non è tale se non è condivisa. Non importa un fico a chi è venuta in mente, ma solo se diventa di dominio pubblico.

L'Accademia della Crusca ha data una bella e importante risposta al quesito proposto dal piccolo Matteo, l'inventore di "petaloso".
L’Accademia della Crusca ha data una bella e importante risposta al quesito proposto dal piccolo Matteo, l’inventore di “petaloso”.
È la differenza tra un dilettante, per altro molto promettente e dotato di fresca fantasia, come il piccolo e geniale Matteo e uno che la creatività la fa di professione. Capito l’antifona? Imparate, copywriter, imparate. Think boldly.

La creatività deve essere petalosa.

L’Italia è una schiappa del web.

L'Italia occupa gli ultimi posti in Europa nell'e-commerce.
L’Italia occupa gli ultimi posti in Europa nell’e-commerce.

 

L’Italia è molto indietro rispetto al resto d’Europa su molti versanti, tra cui è recentemente spiccato l’e-commerce. Sembra infatti che nel 2014, la quota di volume d’affari generato dalle vendite elettroniche è stata del 17% nell’Unione europea, ma in Italia si è fermata al 9%. Poco più della metà.

Fanno meglio di noi, l’Irlanda che vince con il 37% del totale, davanti a Repubblica Ceca (30%), Slovacchia, Finlandia e Gran Bretagna (21%). Fanno peggio la Grecia (1%), Bulgaria (5%), Cipro (6%) e Romania (8%). Con il dovuto rispetto dei cittadini dei paesi appena citati, che l’Italia sia in questo gruppo di schiappe del web non è davvero gratificante.

Abbiamo dato soldi per il decoder del digitale terrestre, inventivi per l’acquisto di automobili, ma mai vero impulso alla rete digitale, che in alcuni casi è debole in altri inesistente. E di questo ne risente il nostro sistema produttivo e di conseguenza la comunicazione sul digitale. Think boldly.

L’Italia è una schiappa del web.

La carta stracciata.

giornali-quotidiani-marka--258x258Secondo quanto riporta il sito primaonline.it non si inverte il ciclo negativo per la carta stampata, che non riesce ad arginare le perdite di lettori: -1,6% per i quotidiani, -11,4% per la free press, stabili i settimanali e i mensili, mentre sono in crescita i contatti dei quotidiani online (+2,6%) e degli altri portali web di informazione (+4,9%). Non sono buone notizie. Think boldly.

La carta stracciata.

Il web cresce e si espande?

Prima Comunicazione ci informa che il web in Italia ha raggiunto il 30 per cento della comunicazione commerciale. La notizia è stata salutata molto positivamente. Temo però ci sia un grosso equivoco. Il 30 per cento non si “aggiunge” al perimetro dell’intera spesa pubblicitaria, la quale invece continua a registrare un arretramento costante, che oggi potremmo calcolare essere di oltre il 30% della somma totale degli investimenti in comunicazione. Dunque, a parità di flessione, si spende più sul web che su altri canali. Il che vuol dire che la scelta cade su internet non tanto in relazione alla sua efficacia, quanto su parametri di economicità. Non ci sarebbe niente di male, ma dovremmo dircelo chiaramente. Think boldly.

Prima Comunicazione è la più autorevole testata della stampa ed editoria in Italia.
Prima Comunicazione è la più autorevole testata della stampa ed editoria in Italia.
Il web cresce e si espande?