Guadagnare in fatturati e perdere in reputazione.

Quegli aumenti che giovano alle tasche, ma non alla reputazione delle compagnie petrolifere.
Quegli aumenti che giovano alle tasche, ma non alla reputazione delle compagnie petrolifere.

Hai voglia a fare promozioni per conquistare nuovi clienti ai distributori, se le compagnie ogni volta si conquistano la fama di profittatori.

Ogni volta è la stessa storia: “i cittadini che si sposteranno in auto per il ponte dell’8 dicembre, dovranno mettere in conto una maggiore spesa per i rifornimenti di carburante pari a complessivi 30 milioni di euro”. A lanciare la denuncia è è il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.

I petrolieri si difendono dicendo che il prezzo è per due terzi colpa delle accise, cioè delle tasse. Però sui mercati il prezzo del petrolio è sceso. E poi, il fatto che più se ne venda, per esempio in occasione di periodi di vacanza, e  più aumenti il prezzo, sembrerebbe una vera e propria anomalia del principio economico che si stabilisce tra domanda e offerta. Che suona come una trappola odiosa, un inganno per gli automobilisti.

Senza contare che l’aumento del prezzo del carburante alla pompa si rovescia poi sui prezzi dei beni di consumo, visto che il trasporto merci su gomma in Italia ha percentuali intorno all’80%.

Insomma, come fa l’Italia a ripartire se la benzina è così cara?  Questi aumenti giovano alle tasche, ma non alla reputazione delle compagnie petrolifere. Think boldly

Guadagnare in fatturati e perdere in reputazione.