Una Pasqua preoccupata.

A quasi metà della prima metà dell’anno, si dovrebbero sentire gli effetti di una lieve ripresa. Ma sembrerebbero tardare sia il fatto in sé che la sua percezione. In compenso, alcuni gravi episodi di politica estera creano turbative sia economiche che belliche, non solo in Europa, ma in giro per il mondo. La ricerca di nuovi equilibri crea forti e a volte pericolose tensioni. Si usa la pancia, invece che la testa; l’esibizione della forza, invece che l’uso dell’intelligenza. Il mondo è poco creativo. Think boldly.

Pasqua 2017.

Una Pasqua preoccupata.

Quando l’informazione ci piglia per stolti.

Tutti conoscono il proverbio che vuole che il saggio mostri la luna, ma lo stolto guardi il dito. Ogni tanto, per non dire sempre più spesso, succede che siamo tutti stolti, perché i mass media, ma anche i social continuano a sventolarci davanti al naso il loro indice e quindi della luna se ne perdono le tracce.

È infatti successo che sia stata pubblicata una foto che ritrae il senatore Mario Monti, intento alla lettura di alcuni fogli, seduto sui gradini delle scale interne una di una struttura ospedaliera milanese.

E giù tutti a tessere le lodi di un uomo sobrio e riservato. Mentre, più concretamente e seriamente, la prima cosa che a uno dovrebbe venire in mente è: ma che razza di ospedale è quello in cui uno si deve sedere sul gradino delle scale, invece che su una sedia, in una sala d’aspetto?

Non sarebbe forse stato questo il compito della stampa, cioè “indicare” non tanto quello che si vede, ma guardare più in là, fino a mostrare quello che quella foto significa? Desiderare che l’informazione italiana sia un gradino più alto del pettegolezzo e della piaggeria è chiedere la luna? Think boldly.

Chissà se al senatore Monti sia venuto in mente che tagliare fondi alla sanità potrebbe anche comportare di doversi sedere sulle scale, invece che in un accogliente sala d'aspetto.
Chissà se al senatore Monti sia venuto in mente che tagliare fondi alla sanità potrebbe anche comportare di doversi sedere sulle scale, invece che in un’accogliente sala d’aspetto.

Quando l’informazione ci piglia per stolti.

La comunicazione U.S.A. e getta.

Abbiamo spesso impietosamente criticato la comunicazione politica in Italia, chi scrive tra gli altri. Abbiamo visto politici italiani che, pur di destare l’attenzione del pubblico fanno e dicono cose insulse e inconsulte: indossano felpe, usano un linguaggio triviale sui social network, non hanno pudore neppure della propria maternità, “messa in piazza” con sguaiatezza propagandistica. Qualcuno dirà che abbiamo visto di peggio, ai tempi delle battute da avanspettacolo e da comportamenti privati da trivio, che cari sono costati al Paese nei giudizi della comunità internazionale, a cominciare da quella finanziaria.

Tuttavia, ogni volta si resta un poco sgomenti di fronte a quello che arriva dagli Usa. Non solo il più chiacchierato Trump, con le sue uscite sessiste, xenofobe, razziste e fascistoidi, ma anche Ted Cruz, colui che gli ha soffiato il primo posto alle primaria in Iowa ci ha stupito, direi orripilato con una delle sue trovate pubblicitarie. Tanto da raggelare fianco quella tiepida soddisfazione che si è provata sapendo Trump sconfitto, dopo cotanta tronfia prosopopea.

Mi riferisco a un filmato che ritrae Ted Cruz mentre arrotola bacon sulla canna di un mitra, spara un paio di raffiche e poi sgranocchia il bacon abbrustolito dagli scarichi della sparatoria. Con il compiacimento dei media che lo hanno messo in onda e commentato.

Il connubio, direi la complicità tra trash politico e spazzatura tv è ormai una costante nelle campagne elettorali. Anche da noi.

Cruz e Trump, candidati alle primarie per i repubblicani  nella corsa alla Casa Bianca.
Cruz e Trump, candidati alle primarie per i repubblicani nella corsa alla Casa Bianca.

E per quanto riguarda i contenuti, le proposte, le riflessioni e i progetti politici? Quelli non fanno spettacolo. Think boldly.

La comunicazione U.S.A. e getta.

La qualità scadente della comunicazione politica.

Un copywriter italiano ha mostrato, e postato su Facebook -in una pagina intitolata “Un posto al copy”- la foto di un manifesto elettorale per le prossime elezioni comunali a Milano. Ha detto che la qualità dell’offerta politica era bassa. Personalmente, direi inconsistente. Il candidato in oggetto ebbe in passato un miglior approccio con la pubblicità, ma erano altri tempi e lui faceva un altro mestiere.

Tuttavia questo mi sembra un esempio “emblematico” del rapporto tra la politica e la comunicazione politica. Ed è per questo che la prendo in prestito.

Infatti, da qualche tempo a questa parte questo rapporto è degenerato nella più bieca stupidità. Le cose vanno così: il candidato commissiona una ricerca, chi gliela dà cambia il nome e qualche numero, che tanto è quella che vendono a tutti gli altri. Il candidato ha attorno un certo numero di “volpi del deserto” che gli danno consigli bolliti prima ancora di essere scodellati.

Risultato? Lo potete leggere da voi sul manifesto in questione, che pubblico per dimostrare quanta banalità stia per mobilitarsi.

Mentre devo precisare che non ho nulla di personale nei confronti del candidato in questione, devo far presente che un tempo i partiti avevano sensori sul territorio. Oggi hanno sondaggisti in sala riunioni. Un tempo un copywriter traduceva idee politiche in parole e concetti che cercavano la via della memorabilità. Oggi un copywriter al massimo cerca di dire che quello che dice il candidato potrebbe avere un senso. Nello specifico cosa si capisce dal manifesto? Una cosa sola: il candidato non è di sinistra. A che serve?

Ho usato paragoni temporali non tanto e non solo per dimostrare che più il tempo passa e peggio la politica si relaziona con la comunicazione in modo corretto. Ma soprattutto per dire che se non ci sono idee politiche, come diavolo fanno a venir fuori idee di comunicazione? Anche solo volendo fare semplicemente propaganda, come si farebbe a dire cose almeno sensate?

Non è difficile prevedere che la prossima tornata elettorale sarà un laboratorio antropologico, in cui l’inconsistenza dell’offerta politica giocherà a nascondino con la chiarezza della comunicazione politica. Think boldly.

La comunicazione politica in Italia è sempre più banale, confusa e scadente.
La comunicazione politica in Italia è sempre più banale, confusa e scadente.

La qualità scadente della comunicazione politica.

La comunicazione politica ai tempi di Barak Obama.

Ci sono occasioni in cui la politica riesce a smarcarsi dalla sua subalternità alla finanza e al commercio globali, ma anche dai lacci e laccioli con cui la comunicazione vorrebbe imbrigliarla. Ultimamente una di queste occasioni si è presentata in occasione del discorso su “lo stato dell’unione” di Barak Obama, l’ultimo visto che il suo secondo mandato alla Casa Bianca è al temine.

Obama ha criticato tutti quelli che hanno paura “dello straordinario cambiamento che viviamo”, quelli che ci invitano a “temere l’avvenire” e a “ripristinare dogmi di un passato glorioso e tranquillo”. Il presidente ha ricordato che al cambiamento non bisogna rispondere con “la paura” ma con “la fiducia in ciò che siamo e in ciò che difendiamo”.

Secondo Bernard Guetta, di France Inter, di cui Internazionale ha pubblicato la riflessione, a questa inutile nostalgia Obama ha opposto l’analisi del tempo presente, che offre nuove possibilità al genere umano anche se minaccia l’occupazione con l’automazione delle mansioni e permette “alle grandi imprese di trasferirsi dove più gli conviene, tradendo le proprie radici, concentrando i patrimoni al vertice della scala sociale e lasciando ai lavoratori salari più bassi”.

Dunque, nel suo ultimo discorso sullo stato dell’unione pronunciato martedì, una sorta di testamento politico, il presidente è apparso più vicino all’incarnazione più recente di una sinistra occidentale ovunque in crisi.

In definitiva, Obama ha ribaltato il paradigma che è sembrato paralizzare la sinistra in Europa: non è la sinistra, ma la destra che non è più in grado di capire la modernità, che si arrocca nei suoi timori corporativi. Un nuovo positivismo scientifico, una nuova idea progressista come chiave di volta per i partiti di centrosinistra europei, per svincolarli da quella subalternità all’ideologia neoliberista che li ha portati a perdere terreno, consensi, visione e ambizioni di governo.

L'ultimo discorso su "lo stato dell'unione" di Barak Obama.
L’ultimo discorso su “lo stato dell’unione” di Barak Obama.

In definitiva, Obama ci ricorda che saper comunicare non è la destrezza coi cui si utilizzano gli strumenti e le tecniche. Per comunicare con efficacia è necessario avere buone idee, una visione d’insieme e il coraggio di battersi per essa. Think boldly.

La comunicazione politica ai tempi di Barak Obama.

Quelle donne elette in Arabia Saudita.

Per la prima volta, una decina di donne sono state elette nei consigli comunali in Arabia Saudita.

È un piccolo passo avanti nell’emancipazione femminile, in un paese in cui le donne non possono neanche guidare l’automobile o un’espediente propagandistico, concomitante alla leadership dell’Arabia Saudita nella coalizione militare araba contro il Daesh?

Il dubbio è lecito vista e sentita la buona stampa che le elezioni in Arabia Saudita hanno avuto. Che non è esattamente una democrazia. Ma forse lo deve sembrare per convincere le opinioni pubbliche occidenteli dell’importanza dell’Islam moderato, fedele alleato dell’occidente.

Ecco un altro caso in cui la comunicazione trasforma lo story telling in una mera operazione propagandistica. Think boldly.

Per la prima volta, le donne saudite hanno partecipato alle elezioni e alcune sono state elette.
Per la prima volta, le donne saudite hanno partecipato alle elezioni e alcune sono state elette.

Quelle donne elette in Arabia Saudita.

Elezioni francesi: la paura combattuta con la paura.

La paura è stata la protagonista delle elezioni regionali in Francia.
La paura è stata la protagonista delle elezioni regionali in Francia.
I risultati nelle elezioni regionali francesi hanno visto la brusca frenata del partito di destra guidato da Marine Le Pen. Nonostante che al primo turno il Fronte National avesse ottenuto il primo posto in sei regioni su tredici, il ballottaggio ha ribaltato i risultati, azzerando completamente la precedente affermazione del partito di Le Pen.

Come si è arrivati a questo? La campagna elettorale del Fronte nazionale in Francia è stata incentrata sui tempi cari alla destra xenofoba e antieuropea: chiudiamo le frontiere, usciamo dall’euro, isoliamo l’Islam, sospendiamo i diritti ai cittadini di religione musulmana.

La paura della crisi economica, combinata con la paura del terrorismo jihadeista ulteriormente rinfocolata dopo i tragici avvenimenti del 13 novembre scorso a Parigi, hanno spinto 6 milioni di francesi a dare il voto alle tesi del partito di Le Pen.

Come ha risposto il governo francese a guida socialista?
Il partito socialista ha preso in mano la campagna elettorale, dettando l’agenda alla politica: da un lato ha ritirato i candidati nelle regioni in cui erano arrivati terzi, dando vita nei fatti a una grande coalizione di “salute pubblica” contro il pericolo lepenista; dall’altro ha giocato la carta del terrorismo psicologico, paventando una guerra civile se avessero vinto le idee islamofobe, dal momento che in Francia vivono ben sei milioni di cittadini di origine maghrebina.

Insomma, il primo ministro Manuel Valls ha deliberatamente messo in allarme i sentimenti moderati e democratici di gran parte dell’elettorato. Così, se al primo turno erano andati a votare solo il 43% degli aventi diritto, ecco che agli appelli del governo socialista hanno risposto il 59% degli elettori. Così si è stata fermata l’avanzata del partito di Le Pen.

Tuttavia, a proposito dei risultati elettorali, Valls ha dichiarato che non c’è da esultare, visto che il pericolo è tutt’ora in atto. Giusto. Perché una competizione elettorale, la cui comunicazione si basa su chi fa più paura agli elettori è un espediente che sarebbe meglio non ripetere.

Giustamente, l’ex ministro della cultura Jack Lang ha detto: “La politica deve dare prova di immaginazione, ci vogliono progetti solidi, seri, ma anche creativi. Queste regionali, che sono state tese e difficili, devono spingere i partiti a rinnovarsi. Sogno una nuova via per la sinistra francese” (intervista di Anais Ginori per la Repubblica).

Ecco. Invece che comunicare la paura, sarebbero meglio “progetti solidi, seri, ma anche creativi”. E non solo per la politica francese. Think boldly.

Elezioni francesi: la paura combattuta con la paura.

La comunicazione politica e la lezione francese.

L'uomo della sconfitta.
L’uomo della sconfitta.

Se uno parla con il linguaggio di un altro, vince quell’altro. Come è successo in Francia. Dopo i terribili fatti del 13 novembre scorso, Hollande ha parlato col linguaggio di Le Pen. Ieri ci sono state le elezioni e le ha vinte Le Pen.

Fin dai tempi della pubblicità comparativa, permessa negli Usa, ostacolata da noi, divenne evidente che se nella mia campagna do spazio a un concorrente, gli regalo una parte del mio spazio. In politica è lo stesso. Se per fermare l’ultra-destra xenofoba parlo il linguaggio della fermezza, della repressione,  dello stato d’assedio, del tricolore e dell’inno nazionale sto facendo una campagna che dà spazio alla destra. Che in Francia se lo è preso tutto.

La comunicazione è diventata molto, addirittura troppo importante. Quando diventa populismo è inarrestabile. Perché se la politica non la sa usare, è la comunicazione che usa la politica. Se la politica non è in grado di progettare nuovi modi per fermare il combinato disposta tra crisi economica e terrorismo islamico comunica intenzioni non fatti, dunque comunica debolezza e miopia. E vincono rabbia, odio e desiderio di vendetta. Vince chi cavalca gli istinti. Più sono bassi meglio è.

La lezione francese è cocente, ma preziosa per la politica italiana. Think boldly.

La comunicazione politica e la lezione francese.

Tutt’altro che la verità.

 

Chi sta facendo affari con loro?
Chi sta facendo affari con loro?

Secondo i giornali,  Russia e Usa cercano un accordo per far votare una risoluzione al Consiglio di sicurezza che vieti di finanziare il Daesh. Mosca vorrebbe che fosse resa pubblica la lista dei paesi “contrabbandieri” di armi e petrolio con il Daesh. Gli Usa nicchiano.

Forse che la denuncia della Russia contro la Turchia era vera? Che le dichiarazioni del Pentagono, che negavano le prove presentate platealmente dai russi, sono state versioni di comodo, insomma, bugie “strategiche”?

Emanuele Pirella diceva che la pubblicità dovrebbe sempre dire la verità, solo la verità, tutt’altro che la verità. “Tutt’altro che la verità” sembra essere diventato un must che la comunicazione dei governi ha adottato in pieno. Purtroppo sappiamo che la menzogna è la compagna d’armi di ogni guerra. Think boldly.

Tutt’altro che la verità.