Il riscaldamento della Terra, la tiepidità del mondo.

Anche stavolta tutto è finito in enfasi, invece che coi fatti. Gli applausi, i baci e gli abbracci con cui si è conclusa Cop21 di Parigi nascondevano, in realtà un’altra cocente delusione per gli ambientalisti.

Perché in effetti nulla vincola i 195 paesi che hanno partecipato ad assumere con decisione le misure necessarie per fermare di quei famigerati, per non dire maledetti due gradi in più della temperatura del riscaldamento del pianeta, provocato dall’utilizzo di fonti “sporche” di energia: petrolio, ma soprattutto carbone.

D’altronde, come può un documento finale, per altro pieno di compromessi politici, cambiare il corso dello sviluppo economico, fin qui basato sullo smodato sfruttamento delle risorse naturali? Lo stesso Obama, fautore convinto delle energie pulite e rinnovabili, i nemici ce li ha in casa: la maggioranza repubblicana al Congresso Usa non ha alcuna sensibilità ambientalista. Le lobby del petrolio e del carbone si fanno mica intimorire dagli applausi di una conferenza sul clima organizzata dall’Onu.

La stessa Cina sorride all’idea di fare business con le fonti rinnovabili, ma ha bisogno di tempo e nel frattempo continuerà a produrre il 60% dell’energia, bruciando carbone.

Viviamo in un periodo storico in cui la politica è totalmente succube alla finanza. Le fonti di energia sono quotate in borsa. I governi passano, i profitti restano. Il capitalismo è globale, mica lungimirante. Mentre il pianeta Terra si surriscalda, il mondo politico è tiepido, quello finanziario rimane freddo.

Bisogna che le strategie di comunicazione delle organizzazioni ambientaliste mettano al centro un altro modo di agire. È un compito al quale sono chiamati tutti. A cominciare da una semplice intuizione: il neoliberismo è la fonte primaria di inquinamento del mondo. Think boldly.

Cop21, Parigi.
Cop21, Parigi.

Il riscaldamento della Terra, la tiepidità del mondo.