Pubblicità: vecchi vizi, in attesa di nuove virtù.

Succede spesso, troppo spesso: all’improvviso un pop up ti si para tra gli occhi e il testo che stai leggendo su un sito di news. La vecchia idea di interrompere la visione con uno spot pubblicitario trasmigra dalla tv al web. Con la differenza che in questo ambiente è insopportabile, tanto da risultare del tutto inappropriato, e dunque irritante, in definitiva del tutto controproducente. Sì certo, gli analitics diranno che l’inserzione è stata vista da chissà quante migliaia di vittime di questa proditoria incursione. Come ai tempi di Auditel, la quantità dà l’idea al committente di aver ben speso i suoi soldi in pubblicità. Però il web richiederebbe una maggiore cura dell’utente. Sbattergli in faccia un annuncio è sintomo di pigrizia del marchio committente e di sciatteria del sito che ne ospita la pubblicità. Sull’assenza di creatività, sia da parte dell’agenzia creativa che di quella media caleremo per il momento un velo di tristezza. Think boldly.

La pubblicità intrusiva sul web è un residuo del vecchio modo di fare pubblicità in tv.
La pubblicità intrusiva sul web è un residuo del vecchio modo di fare pubblicità in tv.

Pubblicità: vecchi vizi, in attesa di nuove virtù.

Ma quale 2.0, qui siamo allo 0,2.

La crisi che non finisce mai.
La crisi che non finisce mai.

Vi state chiedendo perché la comunicazione commerciale in Italia chiuderà un altro anno terribile?
Ecco la risposta: secondo i dati diffusi dall’Istat, a ottobre 2015 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,5% rispetto a settembre.

Nella media del trimestre agosto-ottobre 2015 la produzione è cresciuta dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.

Credevate davvero che bastasse il 2.0 per uscire dalla crisi della pubblicità italiana? Macché, siamo solo a una crescita di un misero 0,2. Che fare?

Ci vogliono soldi che i consumatori possano spendere in consumi, soldi sottratti alla pressione fiscale sul lavoro dipendente. Allora ripartirebbero i consumi e la comunicazione sui consumi. Se no, invece che “tu scendi dalle stelle”, anche quest’anno la melodia delle feste sarà:

“Mo’ vene Natale
nun tengo denare
me leggio ‘o giurnale
e me vado ‘a cucca’.”

Think boldly.

Ma quale 2.0, qui siamo allo 0,2.