Le uova nel paniere.

Deboli sussurri, impercettibili sussulti, qualche sguardo, non completamente lucido: la pubblicità italiana sta uscendo dal coma in cui versa da anni, dopo l’impatto violento contro la crisi globale.

Siamo ben lontani da una vera e propria ripresa psicofisica, tuttavia il paziente è vigile. La riabilitazione sarà lunga e dolorosa. E non sarà solo una questione di ricostituire i muscoli e le articolazioni, o di rimettere in moto correttamente gli organi interni. Il crollo fu tale da rendere necessaria una vera e propria attività di rigenerazione neurologica.

Insomma, per uscire di metafora, c’è bisogno di una dose massiccia di creatività, di pensieri nuovi, di idee forti che sappiano riconquistarsi la loro centralità nei processi decisionali e operativi della comunicazione commerciale, nell’era digitale. E bisogna farlo in fretta, e comunque prima che qualche ulteriore scossone finanziario urti il paniere e rompa le uova ancora fresche.

Buona-PasquaA proposito di uova: buone giornate di Pasqua ai nostri lettori. Think boldly.

Le uova nel paniere.

Qualcuno ci ricorda cosa ha insegnato Pirella alla pubblicità italiana.

Piero Santonastaso, giornalista che ha per anni lavorato a Il Messaggero di Roma, nel profilo Facebook “Rassegnata stamp”, il cui titolo segnalo per evidente stato avanzato di arguzia, ci mostra la pochezza di creatività nelle aperture dei quotidiani italiani di oggi, a fronte degli attentati terroristici di ieri a Bruxelles.

In effetti, confrontati con quelli di altri paesi europei, i fogli nostrani brillano per un deprimente provincialismo.
Le sue osservazioni cadono oggi nel sesto triste anniversario della scomparsa di Emanuele Pirella, importante creativo pubblicitario. Pirella contribuì a formare più di una generazione di creativi che non si accontentavano di fare ciò che il mercato chiedeva, piuttosto ambivano a darsi da fare perché la comunicazione commerciale italiana fosse all’altezza non solo del compito assegnatogli, ma anche e soprattutto all’altezza dei tempi, competitiva nel mondo globale della comunicazione e dunque delle aspettative dei lettori, sempre più esigenti.

Ne nacque una specie di sfida continua tra informazione e pubblicità a chi fosse più brillante e memorabile, capace di dire cose che rimanessero nell’immaginario. Quegli anni sembrano svaniti, sia per l’informazione che per la pubblicità. Le tecnologie hanno aumentato la possibilità della circolazione più rapida e articolata di notizie e informazioni commerciali. Tuttavia, il nostro paese è ripiombato nella noiosa rinunciataria routine, in un provincialismo stucchevole e miope. Per vile compiacenza, per pigrizia mentale, per risibili tornaconti, l’Italia della comunicazione ha scelto di non aver voglia di fare meglio, di fare di più.

Piero Santonastaso, giornalista, ci ricorda quello che Emanuele Pirella, pubblicitario, ci ha insegnato: dobbiamo conquistarci la stima, l’affetto e la buona reputazione presso i lettori. Think boldly.

Emanuele Pirella (1940-2010)
Emanuele Pirella (1940-2010)
La  prima pagina di di oggi di Independent
La prima pagina di di oggi di Independent

Qualcuno ci ricorda cosa ha insegnato Pirella alla pubblicità italiana.