“Er viperetta” ovvero il pericolo di fare il testimonial di sé stessi.

Nelle sale cinematografiche romane gestite da Massimo Ferrero, detto “er viperetta”, più noto come il presidente della Sampdoria e più ancora per l’imitazione che ne fa Maurizio Crozza, è stato proiettato sui grandi schermi un breve messaggio da parte di Ferrero medesimo che, con la sua inconfondibile sintassi, ha voluto personalmente augurare buone feste a tutti gli spettatori in sala.

Forse era una buona intenzione, ma il risultato è stato più degno di una macchietta, o se si vuole, di un cameo da cine-panettone, che una credibile attività di comunicazione a favore dell’azienda Ferrero Cinemas Group. Perché, aldilà della forma, che nello specifico difficilmente si riesce a sottrarre dalla sostanza, questo spot personale ha avuto il sapore di “un’invasione di campo”, tanto per stare nel gergo calcistico.

Mi spiego: io sono venuto a vedere un film, non a farti visita. Se vuoi fare qualcosa di carino, cerca di essere almeno discreto. Infatti, nello spot Ferrero dice: eccomi, sono seduto vicino a voi anch’io a vedere questo film emozionante. Ferrero, abbia pazienza: al cinema uno ci va con chi sceglie di andare. Magari anche da soli. Quello della poltrona accanto che facesse il piacione mi darebbe alquanto fastidio, se non addirittura potrebbe allarmarmi circa recondite male intenzioni, di cui spesso si è anche troppo favoleggiato che vengano favorite dal buio di una sala.

Non pago, a un certo punto, Ferrero dice: al cinema ci si viene per non pensare. Per fortuna le ragioni per andare al cinema sono molteplici: è un’industria, è una forma d’arte, è cultura visiva, è anche un passatempo. Ferrero è un “addetto ai lavori”, dovrebbe saperlo.

Ovviamente Ferrero è libero di dire tutto quello che pensa. Però in questo modo, non ha lasciato alternativa: lo spettatore ha dovuto subire le sua presenza, le sue parole e le sue visione del cinema. Dal punto di vista dell’empatia nella comunicazione, un vero disastro.

Infatti, il pubblico sghignazzava. È scoppiata una risata sul finale, quando Ferrero ha detto: “Io sono Ferrero quello vero, non sono Crozza”. Ecco un caso di pubblicità comparativa al contrario, questa sì comica. Perché ha ingenuamente svelato il trucco: i miei auguri sono solo un pretesto per parlare di me. Ferrero ha rotto ogni inibizione: ci ha detto chiaro e tondo che lui è il testimonial di sé stesso: quel Ferrero che Maurizio Crozza imita esiste davvero, è lui.

Ricapitolando: lo spot in questione è andato a beneficio di un comico televisivo che imita un gestore di sale cinematografiche romane, che non è famoso per il suo lavoro, ma perché viene preso di mira dalla satira di un comico, che ne ha fatto un personaggio negativo.

A questo punto, è forte il sospetto è che il nostro

Maurizio Crozza nei panni di Massimo Ferrero.
Maurizio Crozza nei panni di Massimo Ferrero.
abbia bisogno di qualche idea migliore per costruire una strategia di comunicazione convincente attorno alla sua impresa, il Ferrero Cinemas Group. Think boldly.

“Er viperetta” ovvero il pericolo di fare il testimonial di sé stessi.

Bisogna che Auditel si faccia un bello spot.

Quelli di Auditel il 2015 se lo ricorderanno a lungo. Prima la sospensione della diffusione dei dati, poi un collaboratore sbaglia l’invio di una e-mail di servizio alle famiglie dello vecchio storico campione di 5666. Patatrac: la e-mail ha rivelato a tutte le famiglie l’indirizzo e-mail di ogni altra, così infrangendo il vincolo della riservatezza che è la base della tenuta metodologica del panel. Disastro su tutta la linea.

Per questo, Nielsen “commissaria” Auditel: stanno alacremente lavorando per arrivare entro giugno 2016 a una completa ricostituzione dello storico campione di 5666 famiglie, a cui affiancare un super panel, così da arrivare a 10 mila 566 famiglie sotto osservazione.

Ma ecco in agguato un altro passo falso: perché proprio sul finire dall’anno, pare Nielsen abbia invitato a far parte del nuovo super panel un dirigente televisivo, la qual cosa è ovviamente non corretta né legalmente lecita. L’interessato non si è fatto sfuggire l’occasione per sbeffeggiare Auditel.

A questo punto c’è una vera e propria crisi di credibilità, che l’operazione in corso a cura di Nielsen può forse risolvere tecnicamente, ma la reputazione è compromessa, sia agli occhi degli addetti ai lavori che dell’opinione pubblica.

Che fare? Qui ci vuole una decisione energica, una specie di uso parziale e alternativo della legge del contrappasso: nata per misurare l’efficacia della pubblicità, bisogna che Auditel stessa si faccia buona pubblicità. Dunque, urge una campagna istituzionale

Auditel in crisi.
Auditel in crisi.
che dica a tutti quanto sarà buona, bella e affidabile. Coraggio. Think boldly.

Bisogna che Auditel si faccia un bello spot.