Ma quale 2.0, qui siamo allo 0,2.

La crisi che non finisce mai.
La crisi che non finisce mai.

Vi state chiedendo perché la comunicazione commerciale in Italia chiuderà un altro anno terribile?
Ecco la risposta: secondo i dati diffusi dall’Istat, a ottobre 2015 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,5% rispetto a settembre.

Nella media del trimestre agosto-ottobre 2015 la produzione è cresciuta dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.

Credevate davvero che bastasse il 2.0 per uscire dalla crisi della pubblicità italiana? Macché, siamo solo a una crescita di un misero 0,2. Che fare?

Ci vogliono soldi che i consumatori possano spendere in consumi, soldi sottratti alla pressione fiscale sul lavoro dipendente. Allora ripartirebbero i consumi e la comunicazione sui consumi. Se no, invece che “tu scendi dalle stelle”, anche quest’anno la melodia delle feste sarà:

“Mo’ vene Natale
nun tengo denare
me leggio ‘o giurnale
e me vado ‘a cucca’.”

Think boldly.

Ma quale 2.0, qui siamo allo 0,2.

Il naufragio della reputazione.

Banche salvate, risparmiatori affogati.
Banche salvate, risparmiatori affogati.

Un altro “scandalo” si abbatte sul sistema bancario italiano. Questa volta la botta è di quelle che lasciano profonde ferite sui clienti delle quattro banche coinvolte. Ferite talmente gravi che hanno provocato la terribile morte per suicidio di uno dei clienti di una delle quattro banche coinvolte.

Il mito della banca sotto casa, nata e cresciuta nello stesso territorio si è suicidato insieme al pensionato di Civitavecchia.

Perdere tutto per aver sottoscritto bond emessi dalla propria banca è peggio di essere stati fregati da Parmalat, Cirio o Alitalia.

È un disastro di proporzioni vaste e pericolose per tutto il sistema: basta guardare, alla luce di questi tragici avvenimenti, il posizionamento in comunicazione commerciale delle banche italiane per rendersi conto come ora quelle promesse pubblicitarie suonino come metafore beffarde, sinistre, false e pericolose.

Il sistema bancario italiano ha grosse responsabilità, alcune soggettive, altre oggettive.

C’è da recuperare una nuova reputazione naufragata in un mare di autoreferenzialità.

Ci sono da rifondare gran parte dei temi e dei modi di comunicare i valori istituzionali delle banche italiane. Think boldly.

Il naufragio della reputazione.

L’Italia è una schiappa del web.

L'Italia occupa gli ultimi posti in Europa nell'e-commerce.
L’Italia occupa gli ultimi posti in Europa nell’e-commerce.

 

L’Italia è molto indietro rispetto al resto d’Europa su molti versanti, tra cui è recentemente spiccato l’e-commerce. Sembra infatti che nel 2014, la quota di volume d’affari generato dalle vendite elettroniche è stata del 17% nell’Unione europea, ma in Italia si è fermata al 9%. Poco più della metà.

Fanno meglio di noi, l’Irlanda che vince con il 37% del totale, davanti a Repubblica Ceca (30%), Slovacchia, Finlandia e Gran Bretagna (21%). Fanno peggio la Grecia (1%), Bulgaria (5%), Cipro (6%) e Romania (8%). Con il dovuto rispetto dei cittadini dei paesi appena citati, che l’Italia sia in questo gruppo di schiappe del web non è davvero gratificante.

Abbiamo dato soldi per il decoder del digitale terrestre, inventivi per l’acquisto di automobili, ma mai vero impulso alla rete digitale, che in alcuni casi è debole in altri inesistente. E di questo ne risente il nostro sistema produttivo e di conseguenza la comunicazione sul digitale. Think boldly.

L’Italia è una schiappa del web.

Democrazia col dito sul grilletto e Misericordia col colpo in canna?

La rappresentazione muscolare della sicurezza, ostentata dai media in occasione dell’apertura ufficiale del Giubileo della Misericordia è un errore della comunicazione. Tradisce palesemente le affermazioni che le minacce terroristiche non devono cambiare il nostro modo di vivere. Tradisce anche lo spirito con cui Francesco ha inteso questa manifestazione del cattolicesimo come apertura alla diversità culturali e religiose globali.

Il primo Giubileo blindato.
Il primo Giubileo blindato.

La Repubblica italiana e la Chiesa cattolica, le cui capitali convivono nella stessa città, Roma appunto, appaiono entrambe piene di timori e di incertezze del loro ruolo, politico l’una e religioso l’altra. Lo stato di diritto comunica se stesso come stato d’assedio. Lo stato Vaticano comunica se stesso armato fino ai denti.

Quando la comunicazione dice il contrario di quello che i fatti dimostrano, delle due l’una: o sono sbagliati i fatti o è sbagliata l’immagine che se ne sta dando. Qui rischiamo che siano sbagliati entrambi. Il pericolo è che una democrazia col dito sul grilletto e una Misericordia col colpo in canna non fermino il terrorismo, lo eccitino. Think boldly.

 

Democrazia col dito sul grilletto e Misericordia col colpo in canna?

La comunicazione politica e la lezione francese.

L'uomo della sconfitta.
L’uomo della sconfitta.

Se uno parla con il linguaggio di un altro, vince quell’altro. Come è successo in Francia. Dopo i terribili fatti del 13 novembre scorso, Hollande ha parlato col linguaggio di Le Pen. Ieri ci sono state le elezioni e le ha vinte Le Pen.

Fin dai tempi della pubblicità comparativa, permessa negli Usa, ostacolata da noi, divenne evidente che se nella mia campagna do spazio a un concorrente, gli regalo una parte del mio spazio. In politica è lo stesso. Se per fermare l’ultra-destra xenofoba parlo il linguaggio della fermezza, della repressione,  dello stato d’assedio, del tricolore e dell’inno nazionale sto facendo una campagna che dà spazio alla destra. Che in Francia se lo è preso tutto.

La comunicazione è diventata molto, addirittura troppo importante. Quando diventa populismo è inarrestabile. Perché se la politica non la sa usare, è la comunicazione che usa la politica. Se la politica non è in grado di progettare nuovi modi per fermare il combinato disposta tra crisi economica e terrorismo islamico comunica intenzioni non fatti, dunque comunica debolezza e miopia. E vincono rabbia, odio e desiderio di vendetta. Vince chi cavalca gli istinti. Più sono bassi meglio è.

La lezione francese è cocente, ma preziosa per la politica italiana. Think boldly.

La comunicazione politica e la lezione francese.

Non avrai altro dio all’infuori della tv.

Bruno Vespa
Bruno Vespa

Credevate di vivere in un paese moderno?  Prendete nota:

“La TV  continua ad essere frequentata, quotidianamente, da 8 italiani su 10. Perlopiù, come si è detto, in combinazione con altri media. Ma per oltre 2 su 10 (per la precisione: il 22%) si tratta dell’unico luogo attraverso cui si accede all’informazione. Si tratta di settori sociali definiti. Soprattutto donne, casalinghe, di età medio-alta e di istruzione medio-bassa, residenti nel Mezzogiorno e nelle Isole.

Un tempo, elettori ed elettrici “fedeli” dei partiti “governativi”. Da qualche anno, però, sono divenuti più incerti e distaccati. Quelli che decidono all’ultimo se e per chi votare. Il loro voto (o non-voto) è, dunque, strategico ai fini del risultato. Non per nulla, nelle campagne elettorali recenti, tutti i principali leader, anche i più critici verso l’informazione TV e chi la guida, si sono, puntualmente, recati nei salotti e nei talk televisivi. Per primi: quelli più “istituzionali”. In particolare, a Porta a Porta, ospiti di Bruno Vespa”. Lo pubblica Repubblica, lo dice Ilvo Diamanti.

Bisogna credergli. Perché la tv in Italia è diventata il primo grande ostacolo della correttezza in comunicazione. Una volta la “contro-informazione” era appannaggio delle minoranze politiche che si battevano contro, appunto, la versione ufficiale del potere. Fornivano un altro punto di vista. Oggi la contro-informazione la fanno i talk show: influiscono sulla capacità  di farsi un’opinione scevra da condizionamenti, confezionano verità su misura degli ospiti in studio. In Italia sembrerebbe che  il “mainstream” passi impetuoso per la tv, per le tv.

Che la tv continui a essere schiava della politica non è un bene, neanche per la comunicazione commerciale. Think boldly.

Non avrai altro dio all’infuori della tv.

Tutt’altro che la verità.

 

Chi sta facendo affari con loro?
Chi sta facendo affari con loro?

Secondo i giornali,  Russia e Usa cercano un accordo per far votare una risoluzione al Consiglio di sicurezza che vieti di finanziare il Daesh. Mosca vorrebbe che fosse resa pubblica la lista dei paesi “contrabbandieri” di armi e petrolio con il Daesh. Gli Usa nicchiano.

Forse che la denuncia della Russia contro la Turchia era vera? Che le dichiarazioni del Pentagono, che negavano le prove presentate platealmente dai russi, sono state versioni di comodo, insomma, bugie “strategiche”?

Emanuele Pirella diceva che la pubblicità dovrebbe sempre dire la verità, solo la verità, tutt’altro che la verità. “Tutt’altro che la verità” sembra essere diventato un must che la comunicazione dei governi ha adottato in pieno. Purtroppo sappiamo che la menzogna è la compagna d’armi di ogni guerra. Think boldly.

Tutt’altro che la verità.

Guadagnare in fatturati e perdere in reputazione.

Quegli aumenti che giovano alle tasche, ma non alla reputazione delle compagnie petrolifere.
Quegli aumenti che giovano alle tasche, ma non alla reputazione delle compagnie petrolifere.

Hai voglia a fare promozioni per conquistare nuovi clienti ai distributori, se le compagnie ogni volta si conquistano la fama di profittatori.

Ogni volta è la stessa storia: “i cittadini che si sposteranno in auto per il ponte dell’8 dicembre, dovranno mettere in conto una maggiore spesa per i rifornimenti di carburante pari a complessivi 30 milioni di euro”. A lanciare la denuncia è è il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.

I petrolieri si difendono dicendo che il prezzo è per due terzi colpa delle accise, cioè delle tasse. Però sui mercati il prezzo del petrolio è sceso. E poi, il fatto che più se ne venda, per esempio in occasione di periodi di vacanza, e  più aumenti il prezzo, sembrerebbe una vera e propria anomalia del principio economico che si stabilisce tra domanda e offerta. Che suona come una trappola odiosa, un inganno per gli automobilisti.

Senza contare che l’aumento del prezzo del carburante alla pompa si rovescia poi sui prezzi dei beni di consumo, visto che il trasporto merci su gomma in Italia ha percentuali intorno all’80%.

Insomma, come fa l’Italia a ripartire se la benzina è così cara?  Questi aumenti giovano alle tasche, ma non alla reputazione delle compagnie petrolifere. Think boldly

Guadagnare in fatturati e perdere in reputazione.

Comunicazione o propaganda?

Mai più trasporto di armi, munizioni e bombe in giro per Roma.
Mai più trasporto di armi, munizioni e bombe in giro per Roma.

È inquietante il divieto di trasporto di armi, munizioni, esplosivi e gas tossici a Roma, in occasione del Giubileo. Significa che finora tutto sto arsenale pericoloso e letale era tranquillamente a zonzo per le vie della Capitale? Ecco che con l’intento di tranquillizzare si diffondono, invece, timore e inquietudine. Meno propaganda istituzionale e più comunicazione mirata ai diretti interessati, senza spargere inutili allarmi è quello che ci aspetteremmo dagli organi pubblici. E già che ci siamo: perché non dire mai più nelle strade di Roma trasporti di armi, munizioni, esplosivi e gas tossici? Think boldly.

Comunicazione o propaganda?

La carta stracciata.

giornali-quotidiani-marka--258x258Secondo quanto riporta il sito primaonline.it non si inverte il ciclo negativo per la carta stampata, che non riesce ad arginare le perdite di lettori: -1,6% per i quotidiani, -11,4% per la free press, stabili i settimanali e i mensili, mentre sono in crescita i contatti dei quotidiani online (+2,6%) e degli altri portali web di informazione (+4,9%). Non sono buone notizie. Think boldly.

La carta stracciata.