Roma, datte ‘na mossa.

Una vecchia barzellettina raccontava di una intervista a un abitante della città di Palermo, al quale l’intervistatore chiedeva: “Quali sono i problemi della sua città?”. E quello rispondeva, con tono grave: “A Palermo abbiamo un grosso problema”.

L’intervistatore, ingolosito dalla possibilità di far dire a qualcuno finalmente quello che tutti avevano sempre detto non esistesse, incalzò: “Coraggio, non sia timido, ci dica: qual è il vero problema di Palermo?”. E quello, ormai lanciato, rispose: “Il traffico”.

Si sa che la realtà supera sempre la fantasia, e poi si scopre pure che la criminalità è sempre più creativa della legalità. Ma quando traffico e “traffici” coincidono in misura millimetrica, ecco il corto circuito, dal quale è bene uscire.

Fatto sta che Roma è malata grave. Non è più sorniona, non è mai divertente, non è neppure stimolante: è piegata in due dal peso della somma dei piccoli e grandi problemi che le sono stati scaraventati addosso.

Noi non facciamo polemiche. Dobbiamo lavorare. Non possiamo più aspettare i tempi della politica. La città nella quale avevamo deciso di basare le nostre attività è ormai invivibile. Da troppo tempo. Non possiamo, non vogliamo e forse non dobbiamo aspettare ancora. Dove si vive male, si lavora peggio.

Dunque, Consorzio Creativi lascia Roma. Pur mantenendo qui la sede legale, abbiamo deciso di trasferire il Desk operativo fuori dalla Capitale. Lasciamo via Vincenzo Monti, a Monteverde Vecchio, antico quartiere della Capitale. Lo facciamo

Dove si vive male, si lavora peggio. Arrivederci, Roma.
Dove si vive male, si lavora peggio. Arrivederci, Roma.
con un certo rammarico. Il quartiere ci aveva adottato, come spesso succede con i romani. Agli amici di Monteverde la nostra riconoscenza, il nostro affetto e la nostra simpatia. Soprattutto a Mario Vitali, la cui fiaschetteria era diventata la nostra mensa.

Ci trasferiamo a nord. Per la precisione, il nostro Desk operativo si sposta a 8 chilometri a nord di Roma nord. Fuori dalle Mura, fuori dal “casino”. Siccome bisogna fare di necessità virtù, faremo i nostri progress e i nostri meeting “fuori porta”, faremo campagne in campagna, mentre abbiamo meglio predisposto le procedure per il telelavoro, che già era una delle nostre peculiari modalità operative.

Diciamo che muovendoci meno in città, daremo a Roma il nostro contributo in sottrazione: meno mezzi privati (i nostri) ad aumentare il traffico; meno passeggeri (noi) ad affollare i mezzi pubblici. E soprattutto, meno tempo speso a maledire una città che non riesce più a ricambiare il bene che le vogliamo. Meno tempo speso per le lamentele, dunque e più tempo prezioso per pensare come fare il meglio per i nostri clienti, anche quelli che stanno a Roma, oltre a quelli che stanno a Milano e quelli che stanno in altre belle città italiane.

Arrivederci, Roma. Datte’na mossa. Think boldly.
(do@consorziocreativi.com)

Roma, datte ‘na mossa.

La paura sotto l’albero di Natale.

I telegiornali delle festività natalizie del 2015 sono pieni di livore. Soprattutto quelli della tv commerciale. Nata per essere l’ottimismo fattosi etere, sono sembrati per un certo periodo megafono gioioso dell’ottimismo di altri governi, tesi al più genuino “consiglio per gli acquisti”, ma oggi appaiono piuttosto uno strumento dell’angoscia collettiva.

All’ottimismo “verso” del premier, ecco il pessimismo del “quando c’era lui, caro lei- 2-la vendetta”? Fatto sta che le notizie che incombono come pesi sullo stomaco sul faticoso chilo delle abbondanti libagioni festive in famiglia sono sembrate essere due enormi catastrofi: il clima e il terrorismo.

Le polveri sottili di Milano e Roma hanno accompagnato il panettone, più che lo spumante. Come se fosse colpa dell’alta pressione di questi giorni e non della bassa qualità politica di questi ultimi decenni.

Quanto alla minaccia di attentati terroristici è stato come lo zucchero a velo sul pandoro. Il sensazionalismo è riuscito a toccare il fondo e a raschiarlo incautamente: come è successo a quel giornalista del TG5 che all’ora di pranzo ha declamato, con enfasi sincopata, che si è scoperta una cellula terroristica che “preparava attentati da almeno cento morti”. Come se ci fosse una tabellina della morte, che preveda in anticipo l’entità dell’attentato, a seconda che si tratti di dieci, cento o mille morti.

Questi fanno paura, la fanno in casa, la fanno artigianale, la fanno industriale. Siamo al cortocircuito dell’informazione. Quando la comunicazione sembra impazzire come la maionese fatta male, ecco qualcuno che se la fa sotto dalla voglia di farci paura.

Come reagire? Facciamogli vedere che a noi scappa da ridere. Think boldly. images

La paura sotto l’albero di Natale.

ELATAN NUOB.

ELATAN NUOB non è captcha. È un augurio da leggere da destra a sinistra, come fanno gli ebrei, gli arabi, i curdi, gli iraniani, i siriani, gli afgani, i cinesi, i giapponesi…

È un augurio speculare, anche per chi non è cristiano, per chi è ateo o agnostico, per tutti gli esseri umani, per rinascere con la natura e ricongiungersi alla propria anima bambina: quella pura, quella vera, quella giusta.

Un augurio per un pianeta che va al rovescio, dove chi consuma meno vede la sua terra trasformarsi in un deserto, chi è custode del mondo naturale è minacciato, chi persegue la giustizia viene ammazzato, chi è debole sfruttato, chi è gentile deriso, chi è mite sopraffatto, chi specula premiato: un augurio di cuore, per un’umanità ancora un po’ da raddrizzare.

BUON NATALE
Alba Minadeo

Non ci sono bambini buoni e quelli cattivi, solo bambini ricchi e quelli poveri.
Non ci sono bambini buoni e quelli cattivi, solo bambini ricchi e quelli poveri.

ELATAN NUOB.

Basta auguri.

Non è facile fare auguri sinceri. La possibilità che niente vada come avremmo voluto è altissima. Lo abbiamo visto negli anni scorsi, in cui ci siamo augurati, per esempio che la crisi passasse, e non è ancora successo; che il lavoro aumentasse, e non è ancora successo; che i consumi riprendessero, e non è ancora successo; che la comunicazione commerciale italiana migliorasse, e non è ancora successo.

Potremmo fare un lungo e, per certi versi deprimente elenco di cose cui gli auguri non hanno fatto né caldo né freddo. Tuttavia, non siamo pessimisti. Forse un poco nella ragione, ma certamente non nella volontà, come sosteneva Antonio Gramsci. E non perché ci trastulliamo nella speranza. Ma perché se è vero che quelli che stiamo affrontando sono momenti molto difficili, la risoluzione delle attuali contraddizioni prefigura i contorni di un percorso verso un futuro completamente diverso da come ci sarebbe piaciuto immaginarlo. E non è detto sia un male.

I cambiamenti sono tali e tanti da costringerci ad attrezzarci meglio, con più capacità di analisi e di consapevolezza. Il che è un bene. Perché questo faticoso periodo ci costringe ad alleggerirci di sicurezze, superstizioni, consuetudini, abitudini e vane certezze.

“Il mondo non è più quello di una volta”, fu un claim di una campagna pubblicitaria che accompagnò il trapasso dal 900 al 2000. Ormai inerpicati da un quindicina d’anni nel nuovo secolo, che è anche un nuovo millennio, eccoci alle prese con un mondo nuovo. A volte ci attira, a volte ci respinge. Ma noi siamo in cammino. E non abbiamo tempo di lamentarci.

Magari ogni tanto uno si incazza, ma è solo per esorcizzare la paura, solo per incoraggiarci ad andare oltre. Forza e coraggio. Think boldly.

Ci vogliono nuove idee-forza.
Ci vogliono nuove idee-forza.

Basta auguri.

Le banche all’angolo.

Con un’abile mossa, il governo Renzi affida all’Autorità anticorruzione il dossier dei rimborsi agli obbligazionisti di Banca Etruria. In un colpo solo -agli occhi dell’opinione pubblica- Consob, Bankitalia e Abi finiscono in castigo. Intanto la magistratura indaga, e il Parlamento si occupa di un aspetto marginale, facendo premio sulla ministra Boschi e di conseguenza sul governo Renzi. Questa la fotografia della situazione attuale. Adesso, la febbre dei media scenderà e le luci del proscenio via via si spegneranno. E calerà una nuova ombra lunga sul sistema bancario italiano. Che renderà molto difficile il lavoro sulla comunicazione: quando la reputazione di un sistema è compromessa, ogni cosa che succede a una banca, succede a tutte. Ci vorrebbe una reazione arguta. Think boldly.

Gli ultimi scandali hanno ulteriormente deteriorato l'immagine delle banche.
Gli ultimi scandali hanno ulteriormente deteriorato l’immagine delle banche.

Le banche all’angolo.

Pubblicità: vecchi vizi, in attesa di nuove virtù.

Succede spesso, troppo spesso: all’improvviso un pop up ti si para tra gli occhi e il testo che stai leggendo su un sito di news. La vecchia idea di interrompere la visione con uno spot pubblicitario trasmigra dalla tv al web. Con la differenza che in questo ambiente è insopportabile, tanto da risultare del tutto inappropriato, e dunque irritante, in definitiva del tutto controproducente. Sì certo, gli analitics diranno che l’inserzione è stata vista da chissà quante migliaia di vittime di questa proditoria incursione. Come ai tempi di Auditel, la quantità dà l’idea al committente di aver ben speso i suoi soldi in pubblicità. Però il web richiederebbe una maggiore cura dell’utente. Sbattergli in faccia un annuncio è sintomo di pigrizia del marchio committente e di sciatteria del sito che ne ospita la pubblicità. Sull’assenza di creatività, sia da parte dell’agenzia creativa che di quella media caleremo per il momento un velo di tristezza. Think boldly.

La pubblicità intrusiva sul web è un residuo del vecchio modo di fare pubblicità in tv.
La pubblicità intrusiva sul web è un residuo del vecchio modo di fare pubblicità in tv.

Pubblicità: vecchi vizi, in attesa di nuove virtù.

Quelle donne elette in Arabia Saudita.

Per la prima volta, una decina di donne sono state elette nei consigli comunali in Arabia Saudita.

È un piccolo passo avanti nell’emancipazione femminile, in un paese in cui le donne non possono neanche guidare l’automobile o un’espediente propagandistico, concomitante alla leadership dell’Arabia Saudita nella coalizione militare araba contro il Daesh?

Il dubbio è lecito vista e sentita la buona stampa che le elezioni in Arabia Saudita hanno avuto. Che non è esattamente una democrazia. Ma forse lo deve sembrare per convincere le opinioni pubbliche occidenteli dell’importanza dell’Islam moderato, fedele alleato dell’occidente.

Ecco un altro caso in cui la comunicazione trasforma lo story telling in una mera operazione propagandistica. Think boldly.

Per la prima volta, le donne saudite hanno partecipato alle elezioni e alcune sono state elette.
Per la prima volta, le donne saudite hanno partecipato alle elezioni e alcune sono state elette.

Quelle donne elette in Arabia Saudita.

Il riscaldamento della Terra, la tiepidità del mondo.

Anche stavolta tutto è finito in enfasi, invece che coi fatti. Gli applausi, i baci e gli abbracci con cui si è conclusa Cop21 di Parigi nascondevano, in realtà un’altra cocente delusione per gli ambientalisti.

Perché in effetti nulla vincola i 195 paesi che hanno partecipato ad assumere con decisione le misure necessarie per fermare di quei famigerati, per non dire maledetti due gradi in più della temperatura del riscaldamento del pianeta, provocato dall’utilizzo di fonti “sporche” di energia: petrolio, ma soprattutto carbone.

D’altronde, come può un documento finale, per altro pieno di compromessi politici, cambiare il corso dello sviluppo economico, fin qui basato sullo smodato sfruttamento delle risorse naturali? Lo stesso Obama, fautore convinto delle energie pulite e rinnovabili, i nemici ce li ha in casa: la maggioranza repubblicana al Congresso Usa non ha alcuna sensibilità ambientalista. Le lobby del petrolio e del carbone si fanno mica intimorire dagli applausi di una conferenza sul clima organizzata dall’Onu.

La stessa Cina sorride all’idea di fare business con le fonti rinnovabili, ma ha bisogno di tempo e nel frattempo continuerà a produrre il 60% dell’energia, bruciando carbone.

Viviamo in un periodo storico in cui la politica è totalmente succube alla finanza. Le fonti di energia sono quotate in borsa. I governi passano, i profitti restano. Il capitalismo è globale, mica lungimirante. Mentre il pianeta Terra si surriscalda, il mondo politico è tiepido, quello finanziario rimane freddo.

Bisogna che le strategie di comunicazione delle organizzazioni ambientaliste mettano al centro un altro modo di agire. È un compito al quale sono chiamati tutti. A cominciare da una semplice intuizione: il neoliberismo è la fonte primaria di inquinamento del mondo. Think boldly.

Cop21, Parigi.
Cop21, Parigi.

Il riscaldamento della Terra, la tiepidità del mondo.

Elezioni francesi: la paura combattuta con la paura.

La paura è stata la protagonista delle elezioni regionali in Francia.
La paura è stata la protagonista delle elezioni regionali in Francia.
I risultati nelle elezioni regionali francesi hanno visto la brusca frenata del partito di destra guidato da Marine Le Pen. Nonostante che al primo turno il Fronte National avesse ottenuto il primo posto in sei regioni su tredici, il ballottaggio ha ribaltato i risultati, azzerando completamente la precedente affermazione del partito di Le Pen.

Come si è arrivati a questo? La campagna elettorale del Fronte nazionale in Francia è stata incentrata sui tempi cari alla destra xenofoba e antieuropea: chiudiamo le frontiere, usciamo dall’euro, isoliamo l’Islam, sospendiamo i diritti ai cittadini di religione musulmana.

La paura della crisi economica, combinata con la paura del terrorismo jihadeista ulteriormente rinfocolata dopo i tragici avvenimenti del 13 novembre scorso a Parigi, hanno spinto 6 milioni di francesi a dare il voto alle tesi del partito di Le Pen.

Come ha risposto il governo francese a guida socialista?
Il partito socialista ha preso in mano la campagna elettorale, dettando l’agenda alla politica: da un lato ha ritirato i candidati nelle regioni in cui erano arrivati terzi, dando vita nei fatti a una grande coalizione di “salute pubblica” contro il pericolo lepenista; dall’altro ha giocato la carta del terrorismo psicologico, paventando una guerra civile se avessero vinto le idee islamofobe, dal momento che in Francia vivono ben sei milioni di cittadini di origine maghrebina.

Insomma, il primo ministro Manuel Valls ha deliberatamente messo in allarme i sentimenti moderati e democratici di gran parte dell’elettorato. Così, se al primo turno erano andati a votare solo il 43% degli aventi diritto, ecco che agli appelli del governo socialista hanno risposto il 59% degli elettori. Così si è stata fermata l’avanzata del partito di Le Pen.

Tuttavia, a proposito dei risultati elettorali, Valls ha dichiarato che non c’è da esultare, visto che il pericolo è tutt’ora in atto. Giusto. Perché una competizione elettorale, la cui comunicazione si basa su chi fa più paura agli elettori è un espediente che sarebbe meglio non ripetere.

Giustamente, l’ex ministro della cultura Jack Lang ha detto: “La politica deve dare prova di immaginazione, ci vogliono progetti solidi, seri, ma anche creativi. Queste regionali, che sono state tese e difficili, devono spingere i partiti a rinnovarsi. Sogno una nuova via per la sinistra francese” (intervista di Anais Ginori per la Repubblica).

Ecco. Invece che comunicare la paura, sarebbero meglio “progetti solidi, seri, ma anche creativi”. E non solo per la politica francese. Think boldly.

Elezioni francesi: la paura combattuta con la paura.

Ragionevolezza.

Chiara Poggi.
Chiara Poggi.
“Non dovete dimenticare che questa è una tragedia che ha colpito due famiglie”, ha detto la madre di Chiara Poggi, per l’omicidio della quale è stata confermata la condanna del colpevole dalla Cassazione. Un pensiero per la famiglia Stasi, il cui figlio è stato ritenuto colpevole dell’omicidio di Chiara.

Colpisce la ragionevolezza di persone che vengono davanti alla telecamere in occasione del dolore più grande che un adulto deve sopportare, la morte di un figlio.

Nessun sentimento di vendetta, ma una profonda compostezza. Ci eravamo emozionati di fronte al medesimo atteggiamento di pubblica sobrietà nel mostrare il proprio dolore, da parte dei famigliari in occasione dell’uccisione a Parigi di Valeria Solesin.

La televisione è capace di mettere tutto in un unico frullatore, in cui perdere il senso della misura. Anzi, è la costante ricerca del superamento del limite che determina il successo dei programmi, secondo Auditel. Tutti coloro che parlano davanti a una telecamera sembrano recitare il ruolo macrabo del ripudio del rispetto, verso gli altri e dunque di fronte a se stessi. Ci è stato spiegato fosse inevitabile. Poi scopriamo che tutto questi argomenti sono falsi.

Le brave persone, anche sotto la pressione di un grande dolore riescono a costringere la tv a tornare nel mondo reale, quello fatto di persone consapevoli di ciò che dichiarano davanti milioni di telespettatori. I signori Poggi e i signori Solesin non hanno studiato come si appare in tv, non hanno usato espedienti per conquistare consenso e notorietà. Hanno detto quello che sentivano e, sapendo fosse giusto, lo hanno semplicemente dichiarato, giustamente preoccupati più che di loro stessi, della memoria positiva da associare alle figlie tragicamente stroncate nel fiore dei loro anni.

Un modo pulito di fare tv c’è. Fa bene all’informazione, all’intrattenimento e anche alla pubblicità. Non sarebbe giunto il momento di pretendere maggiore attenzione alla qualità delle cose che si vedono e si sentono attraverso quella selva di canali televisivi che affollano l’etere in Italia? Think boldly.

Ragionevolezza.